Le Sacre Pietre #995516

di Gian Paolo Spaliviero, Giancarlo Albertini

Gian Paolo Spaliviero

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Le pietre delle pievi della Val di Susa non sono mute.
Per nove o dieci secoli sono state guardate come pietre e basta. Ciottoli di fiume, conci di cava, lastre di reimpiego incastonate nei muri di chiesette di campagna davanti alle quali la gente del posto, oggi, passa per andare in pizzeria. Cose che stanno lì.
Eppure ogni tanto, su una pietra, c'è una faccia. A volte di profilo, a volte di fronte. Quasi sempre di donna. Una capigliatura folta, fluente, che le sfugge da una parte come per il vento di una vita che non sappiamo immaginare. Accanto, su un'altra pietra, c'è una scena: figure umane, animali fantastici, un guerriero che impugna una lancia, un elefante. Più in là, su un terzo concio, una scrittura che non è latino, non è greco, non è scrittura che conosciamo — un merletto fitto di segni che sembrano parole e non lo sono, o forse lo sono, ma per una lingua che nessuno più parla.
Le pietre stanno lì dall'XI secolo. Dal IX. Dal V. Forse da prima ancora. Sono state riusate dai muratori medievali che hanno costruito le pievi sopra fondazioni più antiche, le quali a loro volta erano state costruite sopra fondazioni ancora più antiche — strati su strati di cantieri, riuso, palinsesti. Un solo edificio, mille anni di mani.
Per nove o dieci secoli queste pietre nessuno le ha lette. Nessuno. Sono state guardate come si guarda un muro di campagna: senza vederle. È questa la cosa straordinaria — non che le pietre parlassero in un codice perduto, ma che il codice fosse rimasto sotto gli occhi di tutti, e tutti, senza eccezione, avessero deciso di non vedere.
Antoine, ex militante comunista, ex tante cose, oggi titolare di un'agenzia investigativa, è stato il primo a vederle. Non per merito suo: per un caso. Un anziano prelato col quale aveva frequentato l'oratorio sessant'anni fa — un certo Don che nel romanzo continueremo a chiamare così — è andato a cercarlo perché indaghi su alcuni presunti furti di pietre dalle pievi della Valle. Era un'esca. Il Don sapeva benissimo che i furti non c'erano. Quello che voleva — Antoine l'avrebbe capito molti mesi dopo — era un investigatore laico, non un suo confratello, non un archivista vaticano, non un complice del proprio ambiente: qualcuno che entrasse a guardare i muri delle chiese senza pregiudizi e gli dicesse cosa ci vedeva.
Antoine ci è entrato. Ha guardato. Ha cominciato a vedere.
Questo libro è il racconto di quello che ha visto, lui e i due collaboratori che insieme a lui — una segretaria con un esame di antropologia, un ricercatore che usa l'intelligenza artificiale — sono arrivati a porsi una domanda che fino a quel momento nessuno si era posto sul serio.
Quello che hanno scoperto, alla fine, non se l'aspettava nessuno. Tanto
meno il Don.
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Altre informazioni:

ISBN:
9791224709183
Formato:
ebook
Anno di pubblicazione:
2026
Dimensione:
56.5 MB
Protezione:
watermark
Lingua:
Italiano
Autori:
Gian Paolo Spaliviero, Giancarlo Albertini