" Può una scelta terapeutica trasformarsi in un'accusa penale?Il 30 marzo 2025, giorno del suo compleanno, la vita di Donatella Lerose cambia improvvisamente. Otto carabinieri entrano nel giardino della sua abitazione e quella che, per lei e per suo marito Michele, rappresentava una scelta terapeutica per affrontare un dolore cronico e invalidante diventa l'inizio di un lungo percorso giudiziario.
Da quel momento prende forma un'esperienza fatta di perquisizioni, arresti domiciliari, udienze, consulenze tecniche, perizie e lunghi mesi trascorsi a cercare di dimostrare ciò che dovrebbe essere un principio fondamentale: la propria innocenza.
Attraverso un racconto intenso e profondamente personale, l'autrice accompagna il lettore dentro le conseguenze umane di un procedimento penale: il peso dell'etichetta sociale, il silenzio di chi si allontana, la forza di un matrimonio messo alla prova e la determinazione necessaria per continuare a credere nella verità anche quando tutto sembra remare nella direzione opposta.
Nel libro scoprirai:
- come una vicenda nata da esigenze terapeutiche possa trasformarsi in una complessa battaglia giudiziaria;
- il percorso affrontato dall'autrice tra indagini, consulenze scientifiche, udienze e difesa processuale;
- l'impatto che un'accusa può avere sulla vita quotidiana, sul lavoro, sulle relazioni e sulla dignità personale;
- la forza del legame tra Donatella e Michele, chiamati a sostenersi reciprocamente nei momenti più difficili;
- una riflessione sul rapporto tra malattia, diritto alla cura, giustizia e presunzione d'innocenza.
Mi dichiaro colpevole di essere innocente è un memoir ispirato a una storia vera che racconta non soltanto una vicenda giudiziaria, ma anche il percorso umano di una coppia chiamata a confrontarsi con il dolore, il pregiudizio e la necessità di non rinunciare alla propria dignità.
Una testimonianza intensa che invita il lettore a riflettere su quanto possa essere sottile il confine tra una scelta di cura e un'accusa, e su quanto sia difficile ricostruire la propria vita quando, prima ancora di una sentenza definitiva, il giudizio delle persone sembra essere già stato pronunciato."