La nuova frontiera dell'ADHD - E se tutto avesse origine dal contesto socio-culturale? #1000221

di Eva Brencs

La Nuova Luce Edizioni

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Negli ultimi vent'anni le diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l'ADHD, sono aumentate in modo così marcato da essere diventate uno degli argomenti più discussi nella psicologia contemporanea, nella pedagogia e persino nel dibattito pubblico generalista. Aule scolastiche, studi di psicoterapeuti, gruppi di genitori sui social network: ovunque si parli di attenzione, prima o poi compare questa sigla, con il suo carico di preoccupazioni, speranze di comprensione e, talvolta, di stigma.
Questo libro nasce da una domanda semplice e, per certi versi, scomoda: che cosa succederebbe se provassimo a guardare l'aumento delle diagnosi di ADHD non solo attraverso la lente della neurobiologia, ma anche attraverso quella del contesto in cui viviamo? Non si tratta di negare l'esistenza di una componente neurologica del disturbo, ampiamente documentata dalla ricerca scientifica, quanto piuttosto di chiedersi se il modo in cui organizziamo le nostre scuole, le nostre famiglie, i nostri ritmi di lavoro e le nostre tecnologie non stia contribuendo, in una parte non trascurabile dei casi, a produrre o amplificare sintomi che poi vengono letti attraverso una griglia clinica.
È una domanda che molti clinici, sociologi ed educatori si pongono da tempo, spesso in privato, con la cautela di chi sa quanto il tema sia delicato. Da un lato c'è il rischio di minimizzare la sofferenza reale di bambini, adolescenti e adulti che convivono ogni giorno con difficoltà di concentrazione, impulsività e disorganizzazione che condizionano pesantemente la loro vita. Dall'altro c'è il rischio opposto: medicalizzare comportamenti che, in un contesto diverso, sarebbero considerati normali variazioni del temperamento umano, o addirittura risposte sensate a un ambiente disfunzionale.
"Non tutto ciò che disturba l'ordine della classe è una malattia del bambino; a volte è la classe stessa a essere malata."
Questo libro non pretende di risolvere una questione su cui la comunità scientifica internazionale continua a discutere. Il suo obiettivo è più modesto e, spero, più utile: offrire al lettore gli strumenti concettuali per guardare il fenomeno ADHD con uno sguardo più ampio, che tenga insieme la biologia e la società, la neuroscienza e la sociologia dell'infanzia, la clinica e la critica culturale. Attraverseremo la storia della diagnosi, il ruolo della scuola, i cambiamenti nella struttura familiare, l'impatto delle tecnologie digitali, le disuguaglianze di genere e di classe nella diagnosi, l'influenza dell'industria farmaceutica e, infine, un confronto tra culture diverse, per capire quanto il fenomeno sia universale e quanto invece sia specifico di certe società.
Il percorso non porta a una conclusione univoca — 'l'ADHD esiste' oppure 'l'ADHD è un'invenzione sociale' — perché nessuna delle due affermazioni, prese in modo assoluto, rende giustizia alla complessità del fenomeno. Porta piuttosto a un modello più sfumato, in cui la vulnerabilità individuale, qualunque sia la sua origine, incontra un ambiente che può contenerla, comprenderla e valorizzarla, oppure amplificarla fino a trasformarla in una sofferenza clinicamente significativa.
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Altre informazioni:

Formato:
ebook
Anno di pubblicazione:
2026
Dimensione:
532 KB
Protezione:
nessuna
Lingua:
Italiano
Autori:
Eva Brencs